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Groupthink
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mwawGroupthink, o mwbapensiero di gruppocite-ref-1[1], è il termine con cui, nella mwcqletteratura scientifica, si indica una patologia del sistema di mwcgpensiero esibita dai membri di un mwcwgruppo sociale quando questi cercano di minimizzare i mwdaconflitti e raggiungere il consenso senza un adeguato ricorso alla mwdgmessa a punto, analisi e valutazione critica delle mwdwidee.
In tali situazioni, mweqcreatività individuale, mwegoriginalità, autonomia di pensiero, sono valori che vengono tutti sacrificati in cambio del perseguimento della mwfacoesione del gruppo; allo stesso modo, sono smarriti quei vantaggi derivanti da un ragionevole bilanciamento di mwfqscelte e mwfgopinioni diverse o contrapposte, vantaggi che possono di norma essere ottenuti agendo come gruppo nel mwfwprendere decisioni.
Il fenomeno del mwgwgroupthink attecchisce in quei mwhacontesti sociali in cui i membri di un determinato gruppo evitano di promuovere punti di vista che vadano al di fuori di quella mwhqzona confortevole delimitata dal pensiero consensuale. I motivi che inducono a simili comportamenti sono vari: tra essi vi può essere il desiderio di evitare di proporsi in situazioni che, nel giudizio del gruppo, possano essere tacciate come ingenue o stupide, o il desiderio di evitare l'imbarazzo o l'ira di altri membri del gruppo.
Il risultato di tale complesso di comportamenti, nel momento in cui il gruppo si trova ad mwhwassumere decisioni, è un affievolimento dell'obiettività, della mwiqrazionalità, e della mwiglogica, con esiti che possono anche assumere la forma del consenso su decisioni che, invece, appaiono disastrose e folli perfino a chi appena le osservi dall'esterno.
Il mwjagroupthink rappresenta una "patologia funzionale" del mwjqcomportamento collettivo, che può comportare l'adesione dei gruppi a mwjgdecisioni sconsiderate e irrazionali, dagli effetti anche tragici ed esiziali, frutto di processi decisionali in cui i dubbi individuali sono messi da parte nel timore che possano destabilizzare gli equilibri interni al gruppo. Il termine è applicato di frequente in un'ottica dispregiativa, per etichettare, con il senno di poi, situazioni già accadute.
Contents
• Note
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Origini e definizioni
Il termine è una mwkgparola d'autore mwkwconiata da William H. Whyte, mutuata dal romanzo mwlqdistopico mwlgmwlw1984 di mwmaGeorge Orwell e divulgata in un articolo pubblicato nel 1952 sulla mwmqrivista mwmgmwmwFortune:
mwnqEssendo "Groupthink" un mwngneologismo — e, ammettiamolo, alquanto tendenzioso — credo sia il caso di darne una definizione operativa. Quello di cui stiamo parlando non è un semplice e istintivo mwnwconformismo — si tratterebbe, dopo tutto, di un errore connaturato all'mwoaumanità. Quello di cui stiamo parlando è una forma mwoqmwograzionalizzata di mwowconformismo: una filosofia dichiarata e articolata che considera i valori del gruppo non solo comodi ma addirittura virtuosi e giusti.cite-ref-2[2]
Irving Janis, autore di ampi studi sull'argomento negli mwqganni settanta, lo definiva come:
mwraUn modo di pensare che la gente fa proprio quando si trova profondamente coinvolta in un coesivo ingroup (mwrggruppo chiuso e mwrwidentitario, n.d.t.), quando l'aspirazione dei membri all'mwsaunanimità ha la precedenza sulle loro motivazioni a valutare, in maniera realistica, la possibilità di differenti linee di condotta.cite-ref-3[3]
Definizione
La seguente definizione del fenomeno e del complesso dei suoi sintomi è tratta dalle pagine web curate da Scott A. Chadwick della mwtwOregon State University:
«Il
groupthink
si manifesta quando un gruppo omogeneo e estremamente
coeso
è così impegnato a preservare l'unanimità da non valutare le possibili opzioni e alternative. I membri del
groupthink
vedono sé stessi come parte di un
in-group
che opera contro un altro gruppo (
out-group
) che si oppone ai loro scopi.
Si può dire che un gruppo è affetto da
groupthink
se:
1. sopravvaluta la propria invulnerabilità o il livello del proprio atteggiamento morale;
2. razionalizza collettivamente le decisioni che assume;
4. ha una cultura ispirata dall'uniformità, in cui gli individui censurano sé stessi o gli altri, in modo da salvaguardare l'apparenza esteriore di unanimità del gruppo;
5. annovera membri che si assumono la responsabilità di proteggere il leader, nascondendogli alcune informazioni da essi possedute, o detenute da altri membri del gruppocite-ref-4[4]»
Cause del fenomeno
I gruppi che richiedono ai propri membri un alto grado di mwvwcoesione sono quelli per cui è più facile incorrere nella patologia funzionale del mwwagroupthink. A un maggior grado di chiusura corrisponde una minor probabilità che vengano sollevate questioni in grado di minare la coesione interna del gruppo.
Sebbene Janis individui la coesione del gruppo come il più importante antecedente del groupthink, egli afferma anche che la transizione al groupthink non ne è una conseguenza ineluttabile e ineludibile: la coesione del gruppo, infatti, "è una mwwgcondizione necessaria, ma non mwwwsufficiente"cite-ref-5[5] affinché la patologia emerga. Secondo Janis, la coesione condurrà in modo sempre inesorabile all'emergere del groupthink se, in aggiunta alla predetta condizione necessaria, ci si trova anche in presenza di uno tra i due seguenti presupposti:
• difetti strutturali nell'organizzazionecite-ref-i-l-janis-p-249-6-0[6]: isolamento del gruppo, assenza di una tradizione di mwzgleadership imparzialecite-ref-7[7], mancanza di norme comportanti l'adozione di procedure di metodo, appiattimento su livelli omogenei dei mwawbackground sociali e dei contesti mwbaideologici dei singoli membri. La probabilità dei sintomi è aumentata quando tali difetti strutturali siano preesistenti e si manifestino già all'inizio del processo decisionale del gruppo, perfino se i leader del gruppo non vogliono che gli individui del gruppo si comportino da mwbqyes-men e anche se questi ultimi cercano di resistere alla tendenza al mwbgconformismocite-ref-i-l-janis-p-249-6-1[6].
• contesto esterno provocatorio: situazioni ad alto mwdastress (che aumentano la dipendenza degli affiliati dal gruppo di appartenenzacite-ref-8[8]) dovute a pressioni e minacce esterne, fallimenti recenti, difficoltà eccessive nei compiti decisionali, mweqdilemmi morali.
Lo mwewpsicologo sociale Clark McCauley ha proposto la considerazione di tre condizioni ritenute in grado di causare il groupthink:
• Modello di mwfwleadership direttiva.
• Omogeneità dei background sociali e dell'mwgqhabitus ideologico dei singoli membri
• Isolamento del gruppo da fonti esterne di informazione e di analisi.
Sintomi del groupthink
Al fine di rendere il groupthink oggetto di test, Irving Janis, nel mwjq1977, enucleò otto situazioni sintomatiche da lui considerate indicative del suo manifestarsi.
• Tipo I: sovrastima del gruppo, del suo potere, della sua moralità.
1. mwkgIllusioni di invulnerabilità in grado di creare eccessivo ottimismo e di incoraggiare l'mwkwazzardo morale nell'assunzione di rischi.
2. mwlqmwlgCredenze non messe in discussione circa moralità del gruppo, in grado di portare i membri a ignorare le conseguenze delle loro azioni.
• Tipo II: chiusura mentale.
1. mwmwAmmonimenti razionalizzanti che possano mettere in discussione gli assunti del gruppo.
2. mwnqApplicazione dello mwngstereotipo di debole, malvagio, portatore di mwnwpregiudizi, spocchioso, inconcludente, o stupido, per chi si oppone al gruppo.
• Tipo III: pressione verso l'uniformità.
1. mwpamwpqAutocensura di idee che deviano dall'apparente consensualità del gruppo.
2. mwpwIllusioni di unanimità tra i membri del gruppo, in cui il mwqasilenzio è erroneamente percepito come assenso.
3. mwqgPressione diretta a mwqwconformarsi, esercitata su qualsiasi membro che metta in discussione il gruppo, espressa definendo tale condotta in termini di "slealtà".
4. mwrqMindguards (guardie/guardiani della mente) — figure auto-nominate che si incaricano di filtrare e schermare il flusso di informazione per proteggere il gruppo da mwrgopinioni dissenzienti, utilizzando varie tecniche, in maniera conscia o inconscia.
Quale effetto dei sintomi sopraelencati, il Groupthink si risolve in una patologia del processo di mwsaassunzione di decisioni. Le decisioni mwsqbasate dal consenso sono il risultato delle seguenti pratiche del groupthink:
1. Esame incompleto delle alternative.
2. Ricerca incompleta degli obiettivi.
3. Mancato esame dei rischi connessi alla scelta preferita.
4. Incapacità di rivalutare alternative precedentemente accantonate.
5. Scarsa ricerca di informazioni.
6. mwuqDistorsione selettiva nella raccolta di informazioni.
7. Incapacità di elaborare piani in situazioni impreviste.
Esempi tratti dalla storia militare e dalla politica internazionale statunitense
Irving Janis ha dedicato un saggio allo studio di casi in cui il groupthink ha condizionato scelte disastrose in mwvqmateria militare e nella mwvgpolitica estera degli Stati Uniti.
Tra gli esempi da lui analizzati, vi sono l'incapacità di prevedere l'mwwaattacco giapponese a Pearl Harbor nel mwwq1941, il fiasco scaturito dal maldestro tentativo di rovesciare a mwwgCuba il regime di mwwwFidel Castro con lo mwxasbarco nella Baia dei Porci (mwxq1961), la prosecuzione della mwxgguerra del Vietnam da parte del presidente statunitense mwxwLyndon Johnson (mwya1964-mwyq1967).
Groupthink e deindividuazione
In mwzasociologia, il fenomeno dei mwzqculti è studiati anche con riguardo al groupthink e ai suoi effetti sulla mwzgdeindividuazione. Una definizione da manuale indica la deindividuazione come il fenomeno di affievolimento o di perdita di mwzwautocoscienza e di mw0aapprendimento valutativo; si verifica in situazioni di gruppo che incoraggiano l'anonimato e allontanano l'attenzione dall'individuo (Myers, 305)
Prevenzione del groupthink
Secondo Irving Janis, i gruppi coinvolti in processi decisionali non sono tutti necessariamente destinati a essere affetti dal groupthink. Janis ritenne di aver individuato sei modi per prevenirlocite-ref-10[10]:
1. I leader dovrebbero assegnare a ciascun membro il ruolo di “valutatore critico”. Questo permette a ognuno di esprimere liberamente obiezioni e dubbi.
2. I più alti in grado non dovrebbero esprimere un'opinione quando assegnano un compito a un gruppo.
3. L'organizzazione dovrebbe creare molti gruppi indipendenti, a lavorare sullo stesso problema.
4. Devono essere prese in considerazione tutte le effettive alternative
5. Ogni membro dovrebbe discutere delle idee del gruppo con persone di fiducia al di fuori del gruppo.
6. Il gruppo dovrebbe invitare esperti esterni a prendere parte agli incontri. Ai membri del gruppo dovrebbe essere consentito di discutere e porre domande agli esperti esterni.
7. Almeno a un membro del gruppo dovrebbe essere assegnato il ruolo di mw3wavvocato del diavolo. Questa scelta dovrebbe cadere su una persona diversa in ciascun incontro.
Seguendo queste raccomandazioni, il groupthink, secondo il modello proposto da Janis, può comunque essere evitato.
Esempio di prevenzione del groupthink: la gestione della crisi dei missili di Cuba
Un esempio di gestione mirata del processo decisionale di gruppo al fine di evitare scelte irrazionali ed esiziali si ebbe quando, dopo il mw6wfiasco dello mw7asbarco nella Baia dei Porci, mw7qJohn Kennedy si trovò a gestire la delicatissima mw7gcrisi dei missili di Cuba.
Kennedy organizzò i lavori del gruppo di politici, consiglieri, ed esperti, in modo da evitare l'emergere della patologia del groupthink nelle decisioni sulle scelte strategiche da adottare per fronteggiare la crisi.cite-ref-11[11] Per questo, durante i meeting, il presidente invitò esperti esterni a esprimere i loro punti di vista, e permise a membri del gruppo di porre domande con cura. Inoltre, incoraggiò i membri del gruppo a discutere di possibili soluzioni con membri di fiducia in separata sede, nei loro rispettivi dipartimenti, e giunse perfino a dividere il gruppo in vari sottogruppi, al fine di dissolverne parzialmente la coesione. Kennedy, inoltre, si assentava deliberatamente dai meeting allo scopo di evitare, nella discussione e nella formazione dei giudizi individuali, ogni pressione o condizionamento proveniente dalla sua mw9aopinione o dalla sua stessa presenza.
La crisi dei missili cubani, infine, fu risolta in modo pacifico, un risultato che, in parte, si deve anche a queste misure preventive.
Note
cite-note-11. ↑ R. Kreitner, A. Kinicki, mw-aComportamento organizzativo. Dalla teoria all'esperienza, Apogeo Edizioni, 2008.
cite-note-22. ↑ mwaqaWilliam Safire, mwaqimwaqmGroupthink, in mwaqqmwaquNew York Times, 8 agosto 2004. mwaqyURL consultato il 2 novembre 2008. mwaqg«If the committee's other conclusions are as outdated as its etymology, we're all in trouble. mwaqkGroupthink (una sola parola, senza trattino) era il titolo di un articolo comparso sul magazine mwaqoFortune nel marzo 1952 a firma di William H. Whyte Jr.: "Groupthink sta diventando una filosofia nazionale." — scriveva — "Essendo Groupthink un mwaqsneologismo — e, ammettiamolo, alquanto tendenzioso — credo sia il caso di darne una definizione operativa. Quello di cui stiamo parlando non è un semplice e istintivo conformismo — si tratterebbe, dopo tutto, di un errore connaturato all'umanità. Quello di cui stiamo parlando è una forma mwaqwrazionalizzata di conformismo: una filosofia dichiarata e articolata che considera i valori del gruppo non solo comodi ma addirittura virtuosi e giusti." Whyte derideva la nozione che egli attribuiva a una élite qualificata di mwaq0ingegneri sociali di Washington.»
cite-note-33. ↑ Janis, Irving L., mwareVictims of Groupthink. A Psychological Study of Foreign-Policy Decisions and Fiascoes, 1972, p. 9.
cite-note-44. ↑ mwaru(mwarymwarcEN) Scott A. Chadwick, mwargmwarkGroupthink, su mwaromwarsOregon State University, s.d.. mwarwURL consultato il 20 maggio 2016.
cite-note-55. ↑ Janis, mwasaVictims of Groupthink. A Psychological Study of Foreign-Policy Decisions and Fiascoes, 1972, p. 306
cite-note-i-l-janis-p-249-66. ↑ Janis, mwasyVictims of Groupthink. A Psychological Study of Foreign-Policy Decisions and Fiascoes, 1972, p. 249
cite-note-77. ↑ Janis, mwasoVictims of Groupthink. A Psychological Study of Foreign-Policy Decisions and Fiascoes, 1972, p. 234
cite-note-88. ↑ Janis, mwas4Victims of Groupthink. A Psychological Study of Foreign-Policy Decisions and Fiascoes, 1972, p. 254
cite-note-91. Schema tratto da Janis, I.L. e Mann, L. (1977). mwatiDecision-Making: A Psychological Analysis of Conflict, Choice, and Commitment, New York, The Free Press, p. 132
cite-note-1010. ↑ Janis, Irving L., mwatyVictims of Groupthink. A Psychological Study of Foreign-Policy Decisions and Fiascoes, 1972, pp. 209-215.
cite-note-1111. ↑ Janis, Irving L., mwatoVictims of Groupthink. A Psychological Study of Foreign-Policy Decisions and Fiascoes, 1972, pp. 148-149.
Bibliografia
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• Irving L. Janis, mwavcCrucial Decisions: Leadership in Policemaking and Crisis Management, Free Press, New York, 1989.
Voci correlate
• mwavsDinamica di gruppo
• mwav0Metodo del consenso
• mwav8mwawaConsensus Conference
• mwawiConsenso approssimativo
• mwawqGruppo sociale
• mwawyGruppo di pari
• mwawwEsperimento di Asch - mwaw0Effetto carrozzone - mwaw4Comportamento del gregge - mwaw8Effetto del falso consenso
• mwaxuOstracismo (sociologia)
• mwaxcBispensiero
• mwax0Decisione - mwax4mwax8decision making
• mwayeTeam building
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